Quali funghi si possono coltivare e quali no

In Italia il boom della produzione di funghi in massa risale agli inizi degli anni ’60, ma è l’Olanda il paese leader nella coltura dei funghi. In questo articolo vedremo quali funghi si possono coltivare e quali invece sono più difficili da coltivare.

I funghi saprofiti e i funghi simbionti

Non tutte le specie di funghi si prestano ad essere coltivati. Per capire quali funghi si possono coltivare dobbiamo introdurre due principali categorie di funghi: quelli saprofiti e quelli simbionti. E’ molto più semplice coltivare funghi saprofiti perchè vivono su residui di sostanze organiche in stato di decomposizione e per questi basta ricreare il microclima ideale alla loro sopravvivenza e crescita. Per i funghi simbionti invece, si rende necessario, oltre all’individuazione del giusto habitat e della giusta alimentazione, anche ricreare il rapporto esistente con la pianta che li ospita.

I funghi, o miceti, non fanno parte del regno delle piante e si dividono in due categorie: i macromiceti che sono quelli comunemente consumati dall’uomo e i micromiceti che invece non sono percettibili ad occhio nudo (come le muffe o i lieviti). Solo per la prima categoria è possibile parlare di coltivazione.

Questi elementi dalla struttura fisica particolare e complessa si nutrono di materia organica che assorbono e poi riciclano. I funghi vengono generati da piccole “spore”, dalle spore si generano le “ife” (piccole radici chiamate anche micelio) dalle quali, grazie anche ad un clima umido e ombreggiato si genera il corpo fruttifero chiamato fungo.
La coltivazione di funghi non richiede particolari attitudini e nemmeno enormi spazi di gestione.

Questa pratica, sempre più diffusa, è agevolata dal fatto che in commercio si trovano facilmente le spore già confezionate dei funghi più comunemente consumati come i funghi pleurotus e i funghi champignon (o prataioli).

Inoltre il fungo, che non può essere trattato al pari di una qualsiasi pianta, necessita di un “substrato” particolare per la sua sopravvivenza. Il substrato di coltura è un insieme di materiali organici e non che fornisce il nutrimento nel modo e nelle dosi necessarie al fungo.

Alcuni esempi di quali funghi si possono coltivare

Ad esempio, il letame di cavallo (oggi sostituito da un substrato sintetico formato da gesso agricolo, acqua, pollina e paglia di grano) è ideale per la coltivazione dei funghi champignon (o prataioli) e del fungo coprinus comatus, mentre la paglia di cereali si adatta alla coltivazione di funghi pleurotus, stropharia, flammulina e pholiota e il legno è l’habitat ideale per i funghi chiodini, i pioppini, funghi pleurotus ostreatus e lo shiitake (o lentinus edodes).

Sono substrati ideali anche la segatura di legno, la carta, i derivati dei tessuti e i sottoprodotti del cotone.
Funghi come la strophia ferri o la pholiota aegerita si possono riprodurre anche in ambiente domestico, ma con costi che sarebbero superiori all’ipotetico prezzo di vendita, questi funghi rimangono quindi coltivabili a livello di hobby e non a scopo imprenditoriale o di guadagno.

Anche lo shiitake e l’oyster sono dei funghi facili da coltivare in casa. Per i primi è meglio trovare un ceppo con il micelio già inoculato nel legno, per l’oyster basta un semplice rotolo di carta igienica come habitat naturale.

Le coltivazioni di funghi più diffuse sono quelle dei funghi prataioli, che rappresentano l’80% della produzione nazionale, e quella dei funghi pleurots ostratus (orecchietta o gelone) che rappresentano il restante 20%. Specie minori, ma pur sempre diffuse sono il cardoncello, il pioppino e la cornucopia.

Il pleurotus e il cardoncello richiedono la riproduzione in un ambiente ideale e su ampia scala. Tali piantagioni sono generalmente controllate elettronicamente per quanto concerne la climatizzazione e l’umidificazione.
Il prataiolo rimane il fungo più coltivato perchè più remunerativo in termini di resa.

Coltivare funghi porcini è molto difficile, perchè ?

Per contro ci sono funghi la cui coltivazione si presenta più difficile ed ostile. I funghi porcini, per via della loro natura, non si adattano così facilmente ad un ambiente ricreato di sana pianta.

Per la loro nascita bisogna clonare nel migliore dei modi l’illuminazione, l’ambiente e l’umidità e per dare vita a questa specie è ideale usare terriccio che è già stato il “letto” di altri funghi porcini. La coltivazione dei funghi porcini assomiglia molto a quella dei tartufi, per il rapporto simbiotico che questo fungo instaura con la pianta vicino alla quale generalmente cresce. Ma se per il tartufo, in termini economici, è conveniente la coltivazione, per i funghi porcini i rischi e i costi non compensano i bassi prezzi di vendita. Infine se per le altre specie esistono substrati in busta già pronti per l’uso, per il fungo porcino ancora non c’è nulla di simile.

Una coltivazione di funghi fai da te

Per la realizzazione di una vera piantagione “fai da te” di funghi basta prendere un sacco di juta o una cassettina, il terriccio, il letame e un pò di fieno. Eventualmente si possono aggiungere foglie secche o materiale che andrà in decomposizione.

Una volta preparato il miscuglio bisogna metterlo nel sacco o nella cassettina con un fondo impermeabile cercando di ricreare la situazione di umidità ideale, cioè con un fondo bagnato esattamente tanto quanto la superficie. Poi basta prendere il micelio e spargerlo sul substrato. Solo alla fine si deve ricoprire con un leggero strato di terra.Una volta messo al riparo dalla luce basta mantenere il livello di umidità ottimale.

Una fungaia a ciclo chiuso è formata da due momenti: la produzione del substrato ideale e la crescita del fungo. Attualmente è prassi molto comune, soprattutto a livello industriale, che le due attività vengano differenziate.

Adesso che sai quali funghi si possono coltivare e quali no, puoi consultare le guide per coltivare alcuni tipi di funghi specifici, che trovi all’interno di questo sito.

Un commento su “Quali funghi si possono coltivare e quali no
  1. Danilo ha detto:

    È’ interessante l’articolo.vorrei sapere se i lactarius ,come ad esempio i cosiddetti gallinacci, sono coltivabili.

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